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Videogiochi e mitologia

Discussione in 'Videogiochi' iniziata da Alice 0.8, 24 Dicembre 2025.

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  1. Alice 0.8

    Alice 0.8 Livello 1

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    Ecco finalmente la rubrica che avevo anticipato... 10 anni fa credo mentre bisticciavo (per scherzo) con Golgoth. Ma che saranno mai... il Gatto Cesare è solito dire che la fretta guasta la frittata. Ci ho messo 5 anni solo per decidermi a pulire il case dalla polvere, quindi...
    Nel primo episodio: The Witcher e la Caccia Selvaggia. Le differenze tra il mito originario e la versione di Sapkowski, che al solito suo, ha operato una decostruzione al servizio della dimensione politica del mondo da lui inventato... ma in fin dei conti è meno decostruzione di quanto sembri. Ora questo non sarà assolutamente un post esaustivo sul tema di cui esiste una vasta letteratura reperibile in rete quanto una breve analisi comparativa col videogioco.
    In Inghilterra la caccia selvaggia è detta The Wild Hunt, Sluagh in Scozia, Wutende Heer in Germania, Chasse Arthur in Francia, Struggele Selvaggia in Svizzera; nelle tradizioni italiane ricorrono la Caccia Morta, la Caccia del Diavolo, il Corteo della Berta, la Casa dei Canett, la Cazza Selvadega, la Kasa Selvàdega.
    In genere, la caccia selvaggia è guidata da un demone e può essere composta da esseri mostruosi, spesso zoomorfi, in cui prevalgono aspetti legati al mondo degli spettri, alla metamorfosi, all'iconografia della stregoneria. La pressione purificante del cristianesimo delle origini determinò, quasi certamente, una trasformazione di questo mito, interpretandolo come un'orda di cavalieri pagani lanciata nella sfrenata corsa da anime dannate senza pace. In genere, nel folklore medievale ricorre il topos secondo il quale chiunque avesse incrociato il terribile corteo, sarebbe stato coinvolto e trascinato nel suo gorgo, scomparendo per sempre dal mondo dei vivi.
    Partiamo da Sapkowski. Oh, spoiler alert per chi non avesse finito di giocare tutti i The Witcher. Smettetele di leggere se contate di farlo (essendo un thread comparativo l'uso dello spoiler non è pratico).

    In The Witcher la Masnada Selvaggia non è in verità una compagine spettrale bensì un esercito di elfi provenienti da un mondo parallelo. Il loro apparire come spettri scheletrici è solo un camuffamento magico: in realtà si tratta di un gruppo paramilitare inter-dimensionale che ha bisogno di invadere nuovi mondi perché il loro è sull'orlo dell'estinzione. E' il giocatore a scoprire che, ciò che la gente comune crede essere un terribile fenomeno soprannaturale, è in realtà un fenomeno totalmente materiale per opera di un'avanzata razza aliena. Se il mondo di Sapkowski non fosse di fantasia ma si trattasse di effettivo medioevo, la sua versione della Caccia Selvaggia si sarebbe potuta inserire in quella che viene comunemente chiamata paleoastronautica, la quale interpreta molti miti come testimonianze di contatti con civiltà extraterrestri. In Italia per esempio Biglino ha fatto abbastanza fortuna con la sua visione della Bibbia secondo la quale essa parlerebbe di alieni avanzatissimi (gli Elohim) che hanno fabbricato la nostra specie tramite l'ingegneria genetica.
    Messa in questi termini dunque sembra che la Caccia Selvaggia di The Witcher si discosti abbastanza dalle sue radici storiche eppure in qualche modo restano dei collegamenti. Proviamo ad andare, tra virgolette, per ordine.
    1. Elfi?
    In varie ramificazioni del fantasy moderno determinati archetipi elfici vengono associati agli iperborei. Risale alla fine del '700 con le teorie dell'astronomo Bailly la tesi secondo cui la terra Iperborea delle antiche fonti greche andasse accostata ad Atlantide e fosse situata in regioni polari. Tra le possibili ubicazioni spicca la Groenlandia: in effetti è strano che un posto così ghiacciato e inospitale porti il nome di Terra Verde. Pare siano stati i Vichinghi a chiamarla in questo modo ma ci sono ricerche scientifiche le quali effettivamente confermano che prima dell'ultima glaciazione la Groenlandia ospitasse foreste e una vegetazione florida. Già l'occultista John Dee aveva visto nella Groenlandia un luogo di valore mistico-esoterico nonché parte integrante del mitico regno di Artù dal quale la dinastia dei Tudor rivendicava una discendenza diretta. Egli credette che la conquista della Groenlandia da parte della Corona Inglese avrebbe riattivato la più importante sorgente di potere spirituale connessa all'eredità arturiana. Attualmente ci si è messo quel buffone di Trump che vorrebbe costringere la Danimarca a vendergliela, ma suppongo più per interessi geostrategici che occultistici. Non è perciò da escludere che terre oggi polari in un epoca remota pre-glaciazione avessero degli abitanti ancestrali i quali, similmente agli elfi Aen Elle di The Witcher, si sono ritrovati costretti ad emigrare per salvarsi dal gelo.
    Se vogliamo cercare anche una possibile fonte di ispirazione per Sapkowski sulla natura extraterrestre degli Aen Elle allora forse bisogna passare per la teosofia prima e il neonazismo poi.
    La società teosofica è stata il vero e proprio prototipo della New Age: cioè un impepata di cozze di tradizioni varie tenute assieme con lo spago del sincretismo. Rispetto alla New Age aveva dei tratti decisamente più dark e in certi casi una profondità del tutto sconosciuta agli attuali santoni 'dell'amore' incondizionato. Comunque fu nella 'Dottrina Segreta' che gli ariani vennero identificati come i diretti discenti di Atlantide, sopravvissuti alla sua distruzione. I proto-nazisti con questa storia ci andranno a nozze e vennero così gettate le basi per l'ariosofia secondo cui la razza ariana, avendo sede originaria iperborea, non era solo superiore alle altre ma aveva anche origine divine. Con Charroux ed altri neonazisti influenzati dalla fantascienza e appartenenti al già citato ramo della paleoastronautica le origini ariane diventeranno addirittura extraterrestri come gli Aen Elle (peccato che i tedeschi perfino biologicamente risultassero ariani meno puri degli ebrei khazari che internarono nei campi di lavoro, ma questa è un'altra storia).
    2. La natura spettrale della Caccia Selvaggia e la sua origine.
    A prima vista rendere la Caccia un fenomeno materiale sembra togliergli tutta la poesia ma in genere i miti spettrali hanno sempre radici in eventi materiali.
    La Caccia Selvaggia ha come antica origine l'incarnazione dei ricordi di guerra, i miti agricoli e il culto degli antenati (venerati come spiriti custodi e protettori: quando una tribù vive nella sconfitta non sono insolite le profezie secondo cui gli avi torneranno a vendicarsi e a salvare la propria gente dall'oblio). Anche se il mito è stato particolarmente radicato nel Nord Europa in verità esso è presente in tutta la letteratura e le tradizioni popolari in cui si parli di morti che viaggiano ancora sulla terra e di antenati che risorgono per sbaragliare un nemico straniero (esistono temi simili perfino tra popolazioni degli indiani d'America).
    Uno dei primi scrittori a parlare della Caccia è Tacito e al pari di Sapkowski, non racconta di spettri ma di guerrieri in carne e ossa che si spacciavano per tali seminando il terrore. Tacito scrive degli Harii, una tribù gallica che condusse spaventosi raid contro i propri nemici:
    ...[Gli Harii] sono un popolo fiero che sanno rafforzare la loro ferocia naturale con l'arte e la scelta del tempo. Gli scudi sono neri, il corpo dipinto di nero, e scelgono notti nere per le battaglie e produrre terrore con il solo loro comparire, terrificanti e sfuggenti, come un esercito fantasma. Nessun nemico può resistere a una visione così strana e, per così dire, diabolica, perché in tutte le battaglie, l’apparire conta.
    E' sufficiente immaginare i ricordi terribili che tali invasioni lasciavano nella memoria collettiva: raid notturni contro le case, voci inquietanti di nemici sconosciuti che piombano dall'oscurità. Nel tempo le memorie culturali divennero leggenda. Anche il racconto più arcano ha le sue radici in fatti reali, momenti di esperienza così potenti che verranno poi fatti rivivere nelle storie di fantasmi delle generazioni successive.
    3. Il folklore Norreno
    Com'è facile intuire le storie sulla Caccia Selvaggia risultano più diffuse tra popolazioni di Paesi che sono stati invasi di frequente o che sono stati frequentemente invasori loro stessi. Così i popoli Norreni, Anglosassoni, Britannici e Tedeschi sono quelli che mantennero il legame più forte con tale folklore.
    Il Capo della Caccia cambiava in base alla regione e nei paesi scandinavi solitamente si trattava dello stesso dio Odino (Eredin, che guida la caccia in The Witcher, non è un Dio, ma 'solo' un monarca assai potente e crudele).
    La versione nordica vede spesso come preda una bella fanciulla dell'Altromondo: forse un ricordo degli inseguimenti nelle cupe notti, condotte da eserciti invasori al fine di rubare le mogli ai loro nemici. Immagini che sembrano anche far riferimento alle lotte per la supremazia tra le religioni Patriarcali (incarnate nella Caccia e nel guerriero cornuto suo leader) e antichi culti europei della Dea Madre.
    Quanto alla nave, la Naglfar, presente in The Witcher, essa pur appartenendo alla mitologia Norrena non riguarda il folklore della Caccia Selvaggia bensì il mito del Ragnarok in cui tale nave trasporterà da un regno del fuoco chiamato Múspellheimr le creature del caos che attaccheranno il mondo.
     
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  2. f5f9

    f5f9 si sta stirando Ex staff

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    mostruosamente interessante!
     
  3. alaris

    alaris Supporter

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  4. Varil

    Varil Galactic Guy

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    Io non leggo solo perché ancora devo finire The Witcher 3. Più o meno i miei tempi di decantazione sono lunghi quanto quelli di Alice, quindi penso che finirò tra 5 anni (se va bene?). Devo ricominciarlo da zero dopo aver perso i salvataggi della mia partita precedente arrivata a 100H e quindi devo trovare la voglia e soprattutto un backlog accorciato un minimo. *sigh*
     
    Ultima modifica: 24 Dicembre 2025
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