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Mafia: la Saga

Discussione in 'Videogiochi' iniziata da f5f9, 18 Novembre 2025.

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  1. f5f9

    f5f9 si sta stirando Ex staff

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    Chi scrive ha adorato questa Saga fin dal suo esordio nel lontano 2002 con “Mafia: The City of Lost Heaven” che tutti considerammo una sorta di seguito ideale della Saga cinematografica del “Padrino”.

    Il gioco, oltre a essere molto difficile, vantava quella che, a quella data, era forse la ricostruzione d’epoca più accurata mai vista su un monitor, un impianto narrativo eccezionale e un gameplay tanto ricco e sfaccettato da risultare praticamente perfetto.
    Il suo enorme successo era soprattutto dovuto ai suoi innegabili valori intrinsechi. Ma in Italia venne ancora ampliato da un’interrogazione parlamentare (da parte di un deputato dell’MSI) che ne chiedeva l’interdizione in quanto avrebbe traviato la gioventù spacciando per eroi dei feroci mafiosi.
    Iniziativa clamorosamente bislacca, visto che sia la trama che la sceneggiatura esprimevano un giudizio morale molto netto sul tema.
    Se una simile ottica avesse qualche fondamento, inoltre, la stessa sorte dovrebbe essere riservata, per esempio, alla trilogia di Coppola e addirittura al “Macbeth” di Shakespeare che oggi, con i suoi eroi negativi, consideriamo all’origine del noir contemporaneo.
    Ci vollero ben otto anni per far uscire “Mafia II”, un seguito quasi all’altezza del capostipite ma che finì inevitabilmente e ingiustamente travolto dalle polemiche in quanto considerato troppo story driven e non all’all’altezza del predecessore. Ma per fortuna e col tempo le sue eccellenze sono state poi riconosciute.

    Nel 2008 “Illusion Softworks”, il team della Repubblica Ceca che aveva creato questi primi due episodi, fu acquistata da “Take-Two Interactive” che la integrò in “2K”, ossia nel suo il marchio editoriale principale.
    Una sorte ancora peggiore subì “Mafia III” del 2016.

    In realtà il gioco aveva numerosi pregi, quali una main abbastanza ben orchestrata, numerose scene ad alto tasso drammatico e una straordinaria colonna sonora con brani d’epoca. Ma il risultato finale era gravemente intaccato da alcune scelte scellerate che tentavano di scimmiottare i “GTA”: la struttura a mondo aperto, per esempio, pullulava di missioni secondarie inutili e brutalmente fotocopiate (forse addirittura procedurali), il motore di gioco era tremendamente e imperdonabilmente pesante e, all’uscita, il gioco era travagliato da un’imperdonabile quantità di bug invalidanti. In più, in ossequio al nascente movimento woke, che al tempo emetteva i primi vagiti, al protagonista era stata incongruamente affibbiata la pelle nera. In realtà poi la trama in qualche modo giustificava quella infelice scelta, ma la sensazione di tradimento continuava a serpeggiare per tutto il gioco.
    Nel 2020 Hangar 13, che aveva preso in mano la Saga proprio dal terzo capitolo, produsse “Mafia: Definitive Edition”.

    Si trattava di un più che dignitoso remake del primo ma scatenò, comunque, molte polemiche come se ne avesse profanato l’intoccabile santità. Il principale problema era che l’originale era stato in parte “sfrondato” per semplificarne la fruizione da parte dei giocatori più giovani. Inoltre venne criticato anche per il fatto di essere piuttosto accessibile, mentre la difficoltà dell’originale era ormai entrata nella leggenda. La corsa automobilistica, in particolare, nel 2002 aveva impedito a molti giocatori di arrivare alla fine, ma i più abili e caparbi, ossia quelli che erano riusciti a superarla, si erano auto proclamati élite e tenevano ben stretto questo motivo di vanto.
    Per chi ancora non conoscesse la Saga: oggi è estremamente semplice colmare questa grave lacuna e reperire una chiave Steam con i primi tre episodi nella versione definitiva e a prezzi ridicoli. Sono garantite molte ore di emozioni forti e anche di problemi morali tutt’altro che banali. Contrariamente a quello che molti credono, non siamo davanti a un clone dei GTA: al posto del sarcasmo, qui totalmente assente, si viene coinvolti dai problemi etici.
    --- MODIFICA ---
    Mafia: Terra Madre
    Segue recensione emotiva e accuratamente scevra da qualsiasi tentativo di oggettività.
    In pratica è il grido di esultanza di un vecchio videogiocatore che finalmente ha trovato qualcosa di perfettamente aderente ai suoi ideali e che, inaspettatamente, si è trovato a rivedere l’elenco dei suoi giochi preferiti di sempre.
    Dopo un’altra lunga attesa, il 7agosto 2025 è arrivato “Mafia: Terra Madre”.

    Il nuovo capitolo non è numerato come i precedenti in quanto si tratta di un prequel ambientato nei primi anni del ‘900 in Sicilia e si occupa di raccontare le premesse agli eventi dei capitoli successivi.
    Anche questa volta il gioco si è rivelato terribilmente divisivo ed è stato tempestato di critiche, la maggior parte delle quali è considerata, da chi scrive, faziosa e priva di alcun fondamento.
    Vediamo.
    “Mafia: Terra Madre” è stato da subito lanciato come un gioco con impianto decisamente narrativo e improntato alla ricostruzione storica.
    La prima bizzarria è quella che molti si sono indignati perché è stata radicalmente abbandonata la struttura a mondo aperto che era stata appannaggio del terzo e, in parte, del primo (ciè: viene incolpato di non essere un clone dei GTA).
    Invece qui abbiamo una storia compatta che si sviluppa su quattordici capitoli e corre verso un finale che forse non sarà molto sorprendente, ma non si può negare che sia il più plausibile e coerente che si potesse trovare.
    Tutti i capitoli sono gravidi di eventi e colpi di scena sempre plausibili. Quasi sempre terminano con un cliffhanger che impedisce la noia e anzi, ogni volta, scatena la curiosità di continuare per vedere cosa succederà dopo.
    Il tutto in un mondo arcaico, laido e violento anche se di un enorme e innegabile fascino.
    Come da tradizione il protagonista è un povero bravo ragazzo che le circostanze avverse costringono a imboccare la più turpe delle carriere.
    Da bambino, Enzo Favara era stato letteralmente “venduto” dal padre a una miniera dove non aveva conosciuto la vita, ma solo una sorta di sopravvivenza indegna di un animale da soma.
    Il gioco comincia con una serie di sequenze altamente drammatiche che in qualche modo giustificano le sue scellerate e ineluttabili scelte successive (nota: la condizione di estrema povertà di partenza è analoga a quella dei precedenti capitoli). Quando, quasi per caso, gli sembra di poter accedere a un destino più umano, rimane stritolato in un ingranaggio infernale e ingestibile.
    Nulla gli aveva mai fatto neanche intravedere l’esistenza dei più elementari principi etici. Nessuno lo considerava un uomo ma solo un ammasso di carne da sfruttare.
    Quindi (come nei capitoli precedenti) il gioco racconta la sua odissea per entrare e farsi strada nella “Famiglia”, credendo ingenuamente che sia l’unica opportunità che avrà mai per crearsi un futuro meno disperato.
    Tutto quanto appena detto avviene nella prima metà del primo capitolo e, a questo punto, reputo opportuno non proseguire nelle informazioni visto che qualsiasi altra anticipazione costituirebbe uno spoiler criminale.
    Aggiungerò solo che la galleria dei personaggi è formidabilmente nutrita, che i comportamenti sono sempre coerenti con le varie (e spesso complesse) personalità e che il carisma di molti di loro gronda da ogni pixel.
    Un’altra critica che, a mio irrilevante parere, è piuttosto bislacca, è quella al gameplay: secondo alcuni il combat e l’AI dei nemici non sarebbero all’altezza di un gioco contemporaneo.
    Innanzitutto gli scontri occupano una buona parte del gioco ma non se ne può certo criticare la varietà.
    Un’accusa che ho letto più volte riguarda la furtività che, a “normale”, fornirebbe spesso troppe facilitazioni a causa di una specie di "occhio dell'aquila", del ristretto cono visuale e dell’Ai dei nemici. Sarà, ma provare per credere: sono sempre divertenti e appassionanti.
    Analogamente: gli scontri a fuoco non sarebbero sufficientemente punitivi.
    Non mi sembrano inconvenienti così gravi.
    In primo luogo perché è sempre possibile aumentare la difficoltà. In secondo luogo perché il gioco ben si guarda da voler essere un TPS o uno stheath puro che, anzi, sono attività indispensabili ma al contempo accessorie.
    In merito al combattimento l’unica vera innovazione è l’introduzione dei duelli con coltelli. Questi ultimi sono presenti nel gioco in varie fogge, efficacia e durabilità (ogni coltellata consuma la lama di una tacca e per ripristinarne l’efficacia è necessario trovare una cote).
    Ma anche le armi da fuoco sono di numerosi tipi e possono essere raccolte dai cadaveri dei nemici abbattuti o acquistati in un determinato spaccio.
    Un qualche ulteriore aiuto può pervenire a Enzo qualora ritrovi delle “miracolose” medagliette per arricchire il rosario che porta al collo conferendogli abilità aggiuntive.
    Ma il fulcro di “Mafia: Terra Madre” è l’ineluttabilità che il destino riservava a chi viveva in tempi e luoghi così particolari, con una leggera vernicie di civiltà che a fatica mascherava il substrato barbarico.
    Tutto quello che è “gioco” è presente in dose massiccia ma costituisce soprattutto un arricchimento per rendere il tutto ancor più divertente e incrementare l'interattività, rimanendo però squisitamente “a servizio” delle vicende narrate.
    Dal punto di vista delle “cose da fare”, poi, la gamma delle possibilità è straordinaria.
    Ritornano le corse automobilistiche, questa volta con vetture d’epoca di enorme fascino e anche una fatidica gara da vincere assolutamente (come in “City of Lost Heaven”) ma intelligentemente divisa in due parti: nella prima bisogna comunque percorre la quasi totalità del circuito a velocità sufficientemente sostenuta. Poi è presente un checkpoint dopo il quale è necessario intuire come barare per risultare vittoriosi. Non facilissimo ma neanche troppo punitivo per i non appassionati di simulatori di guida.
    In aggiunta c’è di nuovo l’”Autopedia”, ossia una ricca autorimessa virtuale da cui si può attingere scegliendo o acquistando il mezzo che consideriamo più efficiente e spettacolare.
    Ma la possibilità di eliminare gli spostamenti più lunghi col comando “salta guida” (una sorta di viaggio rapido) la dice lunga sulla preoccupazione degli sviluppatori di non rallentare il tumultuoso ritmo degli accadimenti.
    Anche le corse coi cavalli risultano interessanti ma sono utili soprattutto a fini turistici, per percorrere la fitta rete di strade che attraversa l’entroterra dove potremo scoprire luoghi accuratamente ricostruiti ma in cui però non sono previsti accadimenti particolari. Insomma: anche l’esplorazione è ben sviluppata ma risulta del tutto accessoria. Una volta tanto vale la pena di cercare i fatidici “collezionabili” che approfondiscono le informazioni storiche anche con le prime pagine di giornali illustrati da tavole pittoriche che sono perfette imitazioni di quelle leggendarie di Achille Beltrame sulla “Domenica del Corriere”. Una vera chicca.
    Un'altra raffinatezza è l'opportunità che ci viene data di visitare luoghi che erano solo citati nei primi capitoli. Ma c'è anche il luogo in cui si svolgeva l'incipit di Mafia II.
    Ma l’aspetto del gioco che più ha lasciato sbalordito chi scrive è in generale la ricostruzione d’epoca. Sia la natura che le costruzioni ricreano perfettamente quello che doveva essere il più tipico scenario mediterraneo agli inizi del secolo scorso.
    Tutto è sempre sottoposto a un sole calcinante che sbiadisce gli intonaci delle case e asciuga la terra battuta delle strade.
    La cura riposta nel riprodurre tutti gli elementi e i materiali è incredibile. Le case sono proprio quelle, sia negli esterni che negli interni e questo vale sia per le abitazioni rurali che per le sontuose ville dei potenti dove anche ogni minimo arredo è coerente col suo tempo. Quindi è impossibile trovare incongruenze tra tipiche ceramiche invetriate, quadri, arredi in legno levigato e magari finemente lavorato, infissi grezzi o parzialmente riverniciati per fermarne e nasconderne il decadimento.
    Il tutto reso con estrema cura del dettaglio ma con luminescenze quasi acquerellate.
    Eccetera.
    In definitiva (sperando che mi perdoniate la notazione personale): chi scrive ha passato i primi anni della sua infanzia in un borgo mediterraneo (anche se molto più a nord) e ha trovato non solo qualcosa di familiare nell’aspetto di quei luoghi ma, addirittura, gli è spesso parso di coglierne gli odori: fenomeno per me del tutto nuovo davanti a un monitor.
    Non credo di fare spoiler se dico che particolarmente dirompente mi è sembrato il titolo e il tema di uno degli ultimi capitoli. Si tratta di “La forza del destino”, che riprende il titolo dell’opera verdiana e di cui, oltre al richiamo del significato allegorico, ascolteremo in sottofondo anche alcune romanze.
    Memorabile.
    L’unico aspetto in cui mi è parso che gli sviluppatori si siano presi qualche “licenza poetica” riguarda i personaggi femminili. Reputo improbabile che in quell’ambiente, non troppo differente da quello di certe odierne comunità fondamentaliste islamiche, la maggior parte delle donne non vestisse rigorosamente di nero e con fazzoletto in tinta annodato al collo.
    La protagonista femminile è addirittura una straordinaria bellezza mediterranea piena di fascino, intelligenza e audacia. Veste con straordinaria eleganza e non è banalmente una femminista ante litteram, ma una persona consapevole e determinata a costruirsi una vita autonoma senza doversi sempre sottomettere all’arroganza e ai calcoli del feroce padre/padrone.
    Una menzione particolare merita l’intero sonoro. Musiche (bellissime e straordinariamente appropriate) e suoni ambientali sottolineano la bellezza delle immagini.
    Chi scrive non lo acquistò al day one in quanto nella pagina Steam era previsto il doppiaggio in molte lingue ma non in italiano. Guardando qualche filmato di gameplay su Youtube ho poi però potuto verificare che il doppiaggio (addirittura) in siciliano è stato realizzato più che perfettamente, con voci appropriate e altissimi livelli recitativi.
    Giocando mi sono reso conto che, se anche un doppiaggio nella mia lingua ufficiale mi avrebbe semplificato la vita, avrei comunque adottato quello dialettale che esalta straordinariamente le suggestioni dell’ambientazione.
    Segue elenco delle altre sciocchezze che ho letto o sentito nelle varie recensioni in rete:
    - “L’AI dei nemici non è adeguata agli attuali progressi”. Forse, ma quasi tutti gli scontri restano comunque divertenti e forieri di notevoli soddisfazioni. Si sente comunque l’urgenza di superarli rapidamente per vedere le loro conseguenza sugli sviluppi successivi della storia: non sono mai un traguardo fine a se stesso ma un punto di partenza di nuovi (e sempre più drammatici) avvenimenti.
    - “Il gioco non è abbastanza innovativo, si doveva osare di più”. Osare cosa? Introducendo i fucili protonici nella Sicilia del primo ‘900? Inaugurare espedienti di gameplay in contrasto con le costanti della Saga?
    Ma per favore! Resto convinto che “è sempre meglio essere bravi che originali”.
    - “Alcuni personaggi meritavano di essere più sviluppati”. Anche qui: da quando riuscire a definire l’aspetto e il carattere di un qualsiasi NPC secondario con pochi tratti può essere considerato una colpa? Sviluppargli una storia personale avrebbe avuto il solo effetto di diluire la storia principale.
    - “Il finale poteva essere migliore e più originale”. Forse, ma giocare per credere: è certamente il più logico possibile e anche l’inaspettato e spettacolare evento che lo caratterizza (e che naturalmente non anticipo) sarà forse un po’ involgarito da un’ansia eccessiva di spettacolarizzare, ma ha una sua logica interna che definirei “metaforicamente granitica”.
    - “Il gioco è mal ottimizzato”. Questa è un’accusa ricorrente che viene affibbiata a quasi tutti i giochi su PC alla loro uscita. In effetti di solito e da sempre risponde a verità, sono quasi sempre necessarie molte patch successive per adattarlo ai vari sistemi. Ma chi scrive ricorda un solo caso, in molti decenni, in cui questo calvario non fu necessario (mi riferisco a “Half Life 2” del lontano 2004).
    - “Il gioco avrebbe meritato finanziamenti da Tripla A”, come se gli sviluppatori non avessero fatto miracoli coi fondi a loro disposizione.
    - “Il gioco costa quasi 50€ e dura solo una dozzina di ore”. La stoltezza di questa affermazione (come se il valore di un’opera dell’ingegno si misurasse a peso) non ha bisogno di spiegazioni.
    Chi scrive l’ha giocato su Play Station 5 (purtroppo non “Pro”) e non ha mai riscontrato problemi di sorta malgrado usi il tanto discusso “Unreal 5”.
    Insomma: nel caso specifico la maggior parte delle critiche non mi pare dettata da valide argomentazioni ma dall’ansia di apparire splendidamente severi o dalla sciocca pretesa che ogni gioco sia confezionato su misura dei propri gusti personali.
    Mai, a mio parere, la valutazione “nella media” che il gioco ha riscosso su Steam, è stata più inadeguata.
    Mi pare invece che “Mafia: Terra Madre” sia uno dei rarissimi casi di “gioco perfettamente riuscito”. Non ha senso sentenziare che è “bello” o “brutto”, ossia appartenente a categorie che rientrano nei gusti personali. Mi sembra che il talentuoso team di Hangar 13 questa volta sia riuscita a creare esattamente quello che voleva, ossia un gioco magistralmente narrativo, con una straordinaria ricostruzione storica e ambientale e un piacevole gameplay di contorno che integra e sostiene gli obiettivi principali.
    Mio voto personale: (almeno) 9
     
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  2. Argenti

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    Se non farlo open world è servito a stare nei costi e a guadagnarci, hanno fatto una politica intelligente.