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Lies of P: il soulslike definitivo? (O no?)

Discussione in 'RPG World' iniziata da f5f9, 6 Ottobre 2025.

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  1. f5f9

    f5f9 si sta stirando Ex staff

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    Ho finalmente e definitivamente capito le ragioni del successo dei “Soulslike” che, a dire il vero, avevo già intuito con i due quasi altrettanto meravigliosi “Remnant”.
    Ma a quei tempi e avendoli acquistati per PC, avevo finito per arrendermi all’uso dei più sporchi trucchi per sfangarmela con boss praticamente invincibili.
    “Lies of P”, invece, mi è arrivato tramite “PS Plus” e, appresa la notizia che con una patch erano stati introdotti anche livelli di difficoltà ridotta per renderlo fruibile anche agli esseri umani qualsiasi, ho provato a buttarmi…
    E ben me ne incolse, il gioco è semplicemente stupendo e il combat, anche se naturalmente è l’elemento più vistoso, ma non fa fortunatamente ombra agli altri straordinari pregi.
    Allora:
    Ambiente, storia ecc.
    La maggior parte della storia si svolge nella città di Krat, una metropoli sita in universo parallelo caratterizzata da uno stile vittoriano che già sta trascolorando nel Liberty. Ma non mancano vertiginose architetture neoclassiche, fabbriche e grandi esposizioni squisitamente steampunk dotate di teleferiche, quartieri borghesi sontuosi o modeste case operaie, maestosi palazzi pubblici, villaggi diroccati e infestati, antichi e oscuri manieri e così via.
    Anche se vagamente ispirato a “Le avventure di Pinocchio” il gioco si discosta molto dalla fonte. Laddove (come sempre succede con le favole) l’aspetto più interessante dell'opera di Collodi è la sua impronta psicoanalitica, lo stile da incubo di “Lies of P” è decisamente più tetro, sporco, gotico e condito di citazioni lovecraftiane.
    Si narra che in quella città era fiorita un’industria di androidi che avrebbero dovuto sostituire gli umani nelle fatiche più umili e servirli. Ma l’oscura Setta degli Alchimisti li aveva potenziati e fatti evolvere tramite un’arcana sostanza chiamata “Ergo”.
    Quelli che (anche qui impropriamente) vengono chiamati “burattini” erano stati inventati dal grande scienziato “Geppetto” (il cui nome nel doppiaggio inglese viene pronunciato: “Ceppeto”), ma alla fine l’Ergo li aveva fatti impazzire e spinti a sterminare quelli che dovevano essere i loro padroni. L’Ergo inoltre aveva diffuso una mortale malattia che sta letteralmente pietrificando i pochi superstiti.
    Il protagonista è un “burattino” con le fattezze di un adolescente bellissimo e un tantino fluido (ma la cosa ha una sua giustificazione) che dovrà muoversi in questo scenario post apocalittico per cercare di fermare la follia che si è scatenata e per altri scopi che non possiamo citare per evitare ulteriori spoiler.
    I principali personaggi della favola originale sono quasi tutti presenti ma hanno fattezze e caratteri assai diversi: “Mangiafuoco”, per esempio, è l’ambiguo industriale Venigni che produceva gli androidi ma parrebbe avere connotazioni mano malvage del modello di partenza, in luogo della “Fata Turchina” c’è Sophia, una misteriosa fanciulla che col fantasma di una madre desiderata ha in comune solo il colore delle chiome ma che nasconde un terribile segreto, il “Gatto e la Volpe” sono briganti umani mascherati che cambiano continuamente bandiera, Pulcinella è una sorta di maggiordomo inglese, gli usi degli “zecchini d’oro” sono del tutto inediti.
    E così via.
    Combat e Gameplay
    In realtà, anche al livello (“Guida della Farfalla”) che nelle intenzioni dei DEV doveva risultare “Facile”, il gioco resta estremamente punitivo e non tollera alcun errore. Anzi: proprio le meccaniche di base del genere pretendono che ogni sessione venga affrontata più volte memorizzando accuratamente gli schemi degli avversari e i mezzi offensivi più adatti a ogni loro tipo. Gli scontri quindi possono essere superati solo elaborando, dopo vari tentativi, le strategie più opportune, anche perché una delle meraviglie del gioco è la ricchissima varietà di nemici e di situazioni che riusciranno continuamente a sorprenderci e a spiazzarci.
    Nella modalità for dummies adottata da chi scrive, comunque, i nemici “normali” si sono rivelati una sinecura mentre, nella vasta gamma di boss e soprattutto semi boss, spesso la fatica si è fatta sentire.
    Fondamentale è lo studio accurato della crescita del personaggio che, andando avanti col gioco, diventa naturalmente sempre più lenta. È previsto anche un albero delle abilità assai difficile da sfruttare visto che ogni casella è sbloccabile solo usando i “quarzi”, che sono rarissimi e solitamente accuratamente guardianati e nascosti. Particolarmente gradita è la possibilità di modificare le scelte fatte presso un bizzarro santuario in cui è posta un’ancor più bizzarra (e un po’ blasfema) variante di uno dei gruppi marmorei più famosi di Michelangelo.
    Non manca un’altra componente ruolistica piuttosto pesante: certi eventi si modificano a seconda del numero di “bugie” o “verità” che faremo profferire dal protagonista nel corso di dialoghi a risposta doppia e nei quali la scelta deve essere effettuata in meno di tre secondi.
    Da panico.
    Lo stesso vale per il finale che cambierà in funzione di vari comportamenti che avremo tenuto in tutto il corso del gioco e, soprattutto, dell’ultimo dialogo che ci farà guadagnare (o meno) un ulteriore super boss dopo quello che pareva l’ultimo.
    Ogni volta che il personaggio muore si ricomincia dai cosiddetti “Stargazer”, punti di controllo che corrispondono ai falò dei “Souls”
    Stargazer.jpg
    e hanno molte funzioni:
    in primis rigenerano salute e armi ma fanno anche rinascere i nemici già uccisi. Inoltre consentono l’indispensabile viaggio rapido, danno accesso al deposito, consentono di aumentare il livello ecc..
    Quindi, se ci si arma di pazienza, consentono anche di ripetere enne volte certe convenienti stragi per guadagnare l’Ergo necessario alla crescita del personaggio e di raggiungere i commercianti che ci forniranno utilissime armi a distanza e vari altri strumenti indispensabili per la sopravvivenza.
    All’inizio incontreremo solo un paio di poveracci con un inventario limitato e in rapido esaurimento ma, in seguito, le cose andranno meglio, sempre che riusciamo a stanarli esplorando minuziosamente tutti gli scenari.
    Il gioco non fa sconti. La totale assenza di mappe e di un diario all’inizio può indispettire visto che certi percorsi sono particolarmente incrociati e labirintici. In compenso ciò favorisce l’esplorazione con conseguente ritrovamento di numerosissimi segreti.
    Un aspetto che inizialmente rischiò di farmi disinstallare il gioco è che i boss maggiori e di fine livello si incontrano dopo lunghe peregrinazioni e innumerevoli battaglie com’era tragicamente abituale agli albori dell’undicesima arte.
    In realtà questa iattura qui si trasforma una brillante idea di gameplay visto che, girovagando tra mille pericoli, di solito si riesce ad attivare un percorso breve, diretto e sicuro tra l’ultimo Stargazer e l’arena fatale.
    Tecnica, sonoro, varie
    Tecnicamente Lies of P è quasi impeccabile e anche le animazioni appaiono particolarmente curate, così come il sonoro, sempre puntuale anche nei suoni ambientali e nelle musiche (originali o d’epoca) che sono sempre particolarmente suggestive ed evocative.
    Imperfezioni
    Malgrado le patch si incorre talvolta in qualche problema con le collisioni, con i cattivi che ci vedono benissimo e la nostra arma che sbaglia clamorosamente il colpo (soprattutto incagliandosi nei corridoi o quando si è in equilibrio instabile sul vuoto) anche se il comando era stato eseguito correttamente e con adeguato tempismo.
    Mi ha un po’ indispettito il fatto che, nella mia partita, il pessimo finale che mi sono guadagnato è stato determinato anche dal fatto che mi sono state arbitrariamente attribuite almeno due scelte che sono certissimo di non aver effettuato.
    Conclusioni
    Sta comunque di fatto che questa per noi sconosciuta piccola SH coreana, col suo primo gioco di grande impegno, è miracolosamente e imprevedibilmente riuscita a tirare fuori un gioiello traboccante genialità e cultura, tanto da scatenare i giudizi più positivi sia da parte della critica che dei giocatori. Molti l’hanno incoronato come il migliore del suo genere, addirittura superiore al mitico “Bloodborne”, universalmente considerato fino a ieri il miglior action gotico/horror.
    Fortunatamente e dopo i titoli di coda, possiamo ancora gustare alcune immagini che suggeriscono un seguito che, naturalmente, non potrà riutilizzare gli stessi protagonisti vista la varietà dei finali.
    In realtà già corrono voci, supportate da questi pochi flash, che ipotizzano una trasposizione “incattivita” del “Mago di Oz” e che potrebbe essere rilasciata nel 2027.
    Non ci resta che sperare.
     
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  2. alaris

    alaris Supporter

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    Preciso ed esauriente come sempre...gioco punitivo non fa per me.;)
     
  3. f5f9

    f5f9 si sta stirando Ex staff

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    e in effetti a te non lo consiglierei (a meno di non usare un trainer per godersi tutto il resto...che è tantissimo!)
     
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  4. scroc

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    Giocati il dlc e godi il triplo.
     
  5. f5f9

    f5f9 si sta stirando Ex staff

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    confermo, naturalmente me lo sono accattato e l'ho anche comiciato (godendo come un riccio)
    peccato che ho beccato un bestione che (mi pare) si chiami "predatore tirannico" e, malgrado io giochi alla modalità più facile, non riesco proprio a superarlo :emoji_cry:
    non è che ci abbia rinunciato, finisco quello che sto giocando adesso e poi ci riproverò, ma francamente cominciavo a essere troppo frustrato :emoji_frowning:
     
  6. scroc

    scroc Livello 1

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    Quello e il boss fatto male vai di granate e lanciagli addosso di tutto.
     
  7. f5f9

    f5f9 si sta stirando Ex staff

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    è proprio quello che ho fatto finora :emoji_cry: