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Libri di Lore "dimenticati"

Discussione in 'The Elder Scrolls V: Skyrim' iniziata da Varil, 26 Novembre 2018.

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  1. alaris

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    Tre ore in inglese...:emoji_confused:
     
  2. Varil

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  3. Varil

    Varil Galactic Guy

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    L'unica cosa buona che hanno fatto i Thalmor con il loro velleitario remake in arrivo per Tamriel Rebuilt, chiamato appunto Poison Song, è stata farmi scoprire questo ennesimo capolavoro di collana letteraria firmata Ted Peterson ;)


    Il Canto del Veleno
    Libro VI


    di Bristin Xel


    La magnifica roccaforte di Indoranyon era illuminata dal tramonto. Il comandante Jasrat la osservava sparire lentamente all'orizzonte, mentre guidava la carovana verso sud-ovest. Non era abituato a condurre un'operazione notturna, ma ciò che stava affrontando era ancora più strano. Aveva solo settant'anni, pochi, per un bosmer, eppure si sentiva appartenere a un'altra era.


    Conosceva la zona orientale di Vvardenfell da tutta la vita. Ogni foresta, ogni giardino, ogni più piccolo villaggio fra la Montagna Rossa e il Mare dei Fantasmi erano stati la sua casa. Ormai era tutto diverso: l'eruzione e l'anno della Morte del Sole avevano stravolto il mondo fino a renderlo irriconoscibile. Viaggiare di notte era diventato più pericoloso, ma gli era stato ordinato di correre il rischio.


    La fossa di cenere apparve all'improvviso. Se un esploratore dalla vista acuta non l'avesse scorta e lanciato l'allarme, avrebbe inghiottito l'intera carovana. Jasrat imprecò. Non era sulla mappa, ma questo non lo stupiva.


    Era un'enorme solco senza nome che si estendeva ben oltre il campo visivo. Il comandante considerò le varie opzioni. Avrebbe potuto guidare la carovana a sud-est, verso Tel Aruhn, quindi tentare un approccio da ovest. Mentre consultava la mappa, notò il bagliore di un falò in lontananza. Accompagnato dai suoi luogotenenti, Jasrat guidò il suo guar in avanti per indagare. Sembrava trattarsi di due abitanti delle Terre di Cenere: un uomo e una donna.


    "Questo non è più il vostro regno," gridò. "Non sapete che è stato conquistato dal Tempio e che queste terre ora appartengono alle casate?".


    La coppia si rialzò e inizio ad allontanarsi lentamente, verso uno stretto crinale fra la collina e la fossa di cenere. Jasrat li richiamò.


    "Sapete come aggirare la fossa?", chiese. I due annuirono, senza alzare gli occhi da terra. Jasrat fece un segnale alla carovana. "Allora guidateci".


    Il passaggio era pericoloso e tortuoso, quasi troppo stretto per i guar. I carri strusciavano contro le pareti per evitare la fossa di cenere. Mentre guidavano la carovana, i due abitanti delle Terre di Cenere mormorarono qualcosa fra di loro.


    "Cosa avete da borbottare, n'wah?", gridò Jasrat.


    L'uomo non si voltò. "Io e mia sorella stavamo parlando della rivolta dei Dagoth. Secondo lei state portando armi alla roccaforte di Falensarano. Per questo preferite attraversare la fossa di cenere, invece che passare per una strada."


    "Avrei dovuto saperlo", disse Jasrat, ridendo. "Voi delle Terre di Cenere sperate sempre che capiti qualche guaio alle casate e al Tempio. Spiacente di deludervi, ma quella di cui parlate non è una rivolta. A malapena si tratta di qualche isolato... inconveniente. Dillo a tua sorella!".


    Mentre avanzavano a fatica, il crinale si assottigliava sempre di più. I due abitanti delle Terre di Cenere trovarono un basso crepaccio frastagliato fra le colline, una fessura in una liscia colata di lava antecedente la Morte del Sole. La carovana, nel suo avanzare, scalfiva le pareti di roccia. Il comandante Jasrat, dopo vent'anni d'incertezza in una terra che non capiva, sentì guizzare nuovamente il suo vecchio istinto. "Questo", si disse, "è il posto perfetto per un'imboscata".


    "Voi due, quanto manca?", gridò.


    "Siamo arrivati," rispose Dagoth Tython e diede il segnale.


    In pochi minuti, così come previsto fin dall'inizio, l'attacco era terminato. Quando l'ultimo cadavere delle guardie della casata sprofondò nella fossa di cenere, il carico della carovana fu rivelato. Era meglio di quanto sperassero. In sostanza, c'era tutto quello che serviva alla ribellione: spade daedriche, decine di armature, faretre piene di frecce d'ebano e razioni sufficienti per settimane.


    "Aspettami all'accampamento", disse Tython, sorridendo alla sorella. "Io condurrò la carovana. Dovremmo raggiungerti fra poche ore".


    Acra lo baciò appassionatamente e tracciò il segno del Richiamo. Un istante dopo, era nella sua tenda. Tutto era esattamente come l'aveva lasciato. Mormorando il Canto, si spogliò degli stracci da abitante delle Terre di Cenere e scelse una tonaca trasparente da uno dei suoi bauli. Esattamente il tipo di abito che Tython avrebbe voluto vederle indossare al suo ritorno.


    Chiamò la sua serva: "Muorasa! Raduna le truppe! Molto presto, Tython e gli altri saranno qui con tutte le armi e le provviste di cui abbiamo bisogno!"


    "Muorasa non può sentirti", disse una voce che Acra non udiva da settimane. Si voltò, cancellando abilmente dal viso qualsiasi traccia di stupore. Era Indoril Baynarah, ma non la creatura tremante che aveva incontrato durante il massacro di casa Sandil. Davanti a lei c'era una guerriera corazzata, che parlava con tono sicuro e sprezzante. "Anche volendo, non potrebbe radunare le truppe. Avrai pure armi e provviste, Acra, ma non c'è più nessuno cui distribuirle".


    Dagoth Acra eseguì il segno del Richiamo, ma non accadde nulla.


    Baynarah sorrise. "Appena ti abbiamo sentito trafficare nella tenda, i miei maghi da battaglia hanno lanciato un incantesimo per annullare ogni magicka", disse, dopodiché aprì l'ingresso della tenda e fece entrare una decina di soldati delle casate. "Non andrai da nessuna parte".


    "Se credi che mio fratello cadrà nella tua trappola, sottovaluti la sua devozione al Canto", sogghignò Acra. "Gli dice tutto quello che deve sapere. L'ho convinto a non combatterlo più e a lasciarsi guidare verso la vittoria finale".


    "Lo conosco da molto più tempo di te", rispose gelida Baynarah. "Quello che voglio è sapere cosa il Canto sta dicendo a TE. Voglio sapere dove posso trovare Tay".


    "Tython, mia signora", la corresse Acra. "Non è più uno schiavo della tua casata e delle bugie del Tempio. Puoi torturarmi quanto vuoi, ma credimi: la prossima volta che lo vedrai, sarà per SUA volontà e non tua. E quel giorno, tu morirai".


    "Non preoccuparti, serjo", disse la lama notturna di Baynarah, strizzando l'occhio. "Dicono tutti che non cederanno alla tortura... ma alla fine cedono tutti".


    Baynarah uscì dalla tenda. Sapeva che era uno degli aspetti della guerra, ma non avrebbe provato alcun piacere ad assistervi. Non riusciva a guardare nemmeno i soldati della casata mentre smaltivano i cadaveri dei ribelli. Nelle settimane all'inseguimento di Tython e Arca, assistendo a un massacro dopo l'altro, aveva sperato di diventare insensibile alla vista del sangue. Per lei non faceva alcuna differenza che i corpi fossero quelli dei nemici. Un morto era sempre un morto.


    Era tornata nella sua tenda da pochi minuti, quando apparve la lama notturna.


    "Non era poi così resistente", ghignò. "Anzi, non ho dovuto far altro che puntare il pugnale al suo stomaco e chiederle gentilmente le informazioni che ci servivano. Ha cantato come un uccellino. Non mi sorprende: quelli bravi a parole sono sempre i primi a cedere. Ricordo che, qualche anno fa, prima ancora che tu nascessi...".


    "Garuan, cosa ha detto?", chiese Baynarah.


    "Il Canto, qualunque cosa sia, ha rivelato a suo fratello che l'abbiamo catturata e gli ha consigliato di non tornare all'accampamento", rispose la lama notturna, solo leggermente infastidita per aver dovuto smettere di raccontare una storia tanto affascinante. "Ha con sé mezza dozzina di mer. Vogliono assassinare l'uomo che ha condotto l'esercito Indoril in guerra: il generale Indoril Triffith".


    "Zio Triffith", esclamò Baynarah con un sussulto. "Dove si trova, ora?".


    "Non ne ho idea, serjo. Vuoi che chieda a lei se lo sa?".


    "Vengo con te", disse Baynarah. Mentre camminavano verso la tenda di Acra, suonò l'allarme. La situazione divenne chiara prima ancora che giungessero sul posto: tre guardie erano morte e la prigioniera era fuggita.


    "Che donna interessante", disse Garuan. "La sua forza di volontà è debole, ma quella del braccio è forte. Dobbiamo mandare qualcuno ad avvisare il generale Indoril Triffith?".


    "Se riusciremo a trovarlo in tempo!", disse Baynarah.
     
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  4. Varil

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    Il Canto del Veleno
    Libro VII


    di
    Bristin Xel


    Triffith studiava il vulcano dai parapetti di Barysimayn. Davanti ai suoi occhi, scorrevano le metafore usate dai poeti per descriverlo: per la lava rosso sangue, si poteva chiamarlo una ferita aperta; per l'eterna corona di fumo, il Re della Cenere. Eppure, nessuna di esse sarebbe stata sufficiente, poiché nulla di ciò che aveva visto in vita sua avrebbe mai potuto rivaleggiare con la grandezza di quella montagna. La Montagna Rossa distava diverse miglia dalla fortezza, eppure riempiva completamente l'orizzonte.

    Prima che potesse sentirsi troppo piccolo al suo cospetto, si sentì chiamare dall'interno. Si consolò al pensiero che, seppure insignificante se confrontato con la montagna, aveva comunque un certo grado di potere e influenza.


    "Generale Indoril Triffith", disse il comandante Rael. "Ci sono dei problemi al cancello orientale".


    I "problemi" erano poco più che una schermaglia. Un abitante delle Terre di Cenere, probabilmente ubriaco di shein, si stava azzuffando con una guardia della casata al cancello sul retro. Quando avevano tentato di allontanarlo, era stato raggiunto dai suoi cugini. In breve tempo, la zuffa era degenerata in una rissa fra sei abitanti delle Terre di Cenere contro una decina di guardie di Triffith. Se gli n'wah non fossero stati ben armati, il combattimento sarebbe finito ancor prima di iniziare. Quando il generale giunse sul posto con altre guardie, due abitanti delle Terre di Cenere erano morti e gli altri si erano dati alla fuga.


    "Il fumo da' loro alla testa", disse Rael, scrollando le spalle. "Li rende pazzi".


    Triffith risalì le scale e tornò nei suoi alloggi a prepararsi per la cena. Il generale Redoran Vorilk e il consigliere Hlaalu Nothoc sarebbero arrivati a breve per discutere i piani del Tempio riguardo alla riorganizzazione delle terre di Morrowind appartenenti alle casate. Mournhold avrebbe cambiato nome in Almalexia. Sarebbe stata eretta una nuova, grande città in onore di Vivec... ma con quale oro? Questi pensieri gli fecero venire un'emicrania. C'erano così tanti dettagli da discutere! Lo attendeva una lunga notte, piena di discussioni, minacce e compromessi.


    La mente del generale era talmente presa da questi pensieri, che per poco non indossò la tunica della casata a rovescio. Inoltre, non si accorse di un'ombra furtiva sgattaiolare da dietro l'arazzo e chiudere la porta della camera da letto. Triffith si voltò solo quando udì girare il chiavistello.


    "Ti sei insinuato qui dentro mentre ero distratto dalla lite al cancello sul retro... Davvero astuto, Tay", disse con calma. "O preferisci farti chiamare Dagoth Tython, adesso?".


    "Dovresti conoscere bene tutti miei nomi", ringhiò il giovane, sguainando la spada. "Ero Tython, prima che tu massacrassi la mia famiglia e tentassi di annientare la mia tribù. Sono stato Tay, quando mi hai portato nella tua casata per indottrinarmi contro il mio popolo. Ora puoi chiamarmi Vendetta".


    Bussarono alla porta. Tython e Triffith non distolsero lo sguardo l'uno dall'altro. Il bussare si fece più forte. "Generale Indoril Triffith, tutto bene? Qualcosa non va?".


    "Ragazzo! Se hai intenzione di uccidermi, ti conviene farlo in fretta", ruggì Triffith. "Fra due minuti, i miei uomini sfonderanno la porta".


    "Non dirmi cosa fare... zio", disse Tython, scuotendo la testa. "Le uniche indicazioni che seguo, sono quelle del Canto dei miei antenati. Mi dice che hai costretto mio padre a implorarti, prima di ucciderlo, e voglio vederti fare lo stesso".


    "Se i tuoi antenati sanno ogni cosa...", disse Triffith sorridendo, "come mai sono tutti morti?".


    Tython emise un verso disumano dal fondo della gola e avanzò. La porta iniziava a cedere ai colpi, ma resisteva ancora. I due minuti di aspettativa di vita del generale sembravano ampiamente esagerati.


    Improvvisamente, i colpi cessarono e furono sostituiti da una voce familiare.


    "Tay", lo chiamò Baynarah. "Ascoltami".


    Tython sogghignò. "Sei arrivata giusto in tempo per udire tuo zio implorare per la sua miserabile vita, 'cugina'. Temevo te lo saresti perso. Il prossimo suono che sentirai, sarà il rantolo di morte dell'uomo che ha ridotto in schiavitù la mia casata".


    "È stato il Canto a ridurti in schiavitù, non zio Triffith. Non devi credergli. Ti sta avvelenando l'anima. Prima ti ha fatto manipolare dalla vecchia pazza... e ora da quella strega di Acra, che dice di essere tua sorella".


    Tython premette la punta della spada contro la gola del generale. L'anziano indietreggiò di un passo, mentre il giovane avanzava. Con lo sguardo, il generale percorse la lunghezza del braccio del suo assalitore, fino ad arrivare all'impugnatura della spada. L'anello d'argento di Dagoth catturò la luce rossa del vulcano proveniente dai bastioni fuori dalla finestra.


    "Tay, ti prego! Non far del male a nessuno! Ti supplico! Solo per un momento, ascolta me invece del Canto! Solo così saprai la verità. Io ti amo". Baynarah soffocò i singhiozzi per mantenere la voce più chiara e calma possibile. Si sentì un rumore sulle scale alle sue spalle. La guardia del generale era finalmente arrivata, portando con sé un ariete.


    Bastarono un paio di colpi per abbattere la porta. Il generale Indoril Triffith si teneva la gola fra le mani, guardando fuori dalla finestra.


    Baynarah corse da lui gridando: "Zio! Stai bene?". Il generale annuì lentamente e tolse la mano dalla gola. Non aveva che un graffio sul collo. "Dov'è Tay?", chiese la ragazza.


    "È saltato dalla finestra", disse Triffith, indicando un punto in lontananza: un uomo stava cavalcando un guar verso il vulcano. "Credevo volesse uccidersi, ma aveva pianificato la fuga".


    "Lo cattureremo, serjo generale", disse il comandante Rael, dopodiché ordinò alle guardie di montare sulle loro cavalcature. Baynarah li guardò allontanarsi, poi baciò velocemente lo zio e raggiunse di corsa il suo guar nel cortile.


    Tay era madido di sudore mentre cavalcava, avvicinandosi sempre più alla cima della Montagna Rossa. Il guar era affaticato e arrancava sempre più lentamente, gemendo per il gran calore. Il giovane abbandonò il suo destriero e si arrampicò sulla superficie ripida, quasi verticale. La cenere sprigionata dal vulcano lo accecava e gli risultava quasi impossibile ignorare le insistenti, chiassose note del Canto.


    Pochi metri più avanti, si stendeva una lingua di lava cremisi costellata di formazioni cristalline. Era così vicina che Tay sentiva la propria pelle iniziare a bruciare e gonfiarsi. Se ne allontanò e vide una sagoma attraversare il fumo. Era Baynarah.


    "Tay, cosa stai facendo?", gridò per sovrastare i ruggiti del vulcano. "Non ti avevo detto di ignorare il Canto?".


    "Per la prima volta, io e il Canto vogliamo la stessa cosa!", le rispose. "Non posso chiederti di perdonarmi, ma almeno tenta di dimenticare!"


    Si trascinò ancora più in alto, dove Baynarah non poteva più vederlo. La ragazza urlò il suo nome, arrampicandosi sulle rocce finché non si accorse di essere vicina al cratere. Zaffate di gas incandescente la investirono e cadde ansimante in ginocchio. Attraverso i miasmi turbinanti, vide Tay in piedi sulla bocca del vulcano, con gli abiti e i capelli in fiamme. Si voltò per un istante verso di lei e sorrise.


    Poi, saltò nella voragine.


    Mentre percorreva la lunga e faticosa discesa giù dal vulcano, Baynarah era come stordita. Iniziò a pensare agli impegni imminenti. A Gorne c'erano provviste a sufficienza per il raduno delle casate? I consiglieri sarebbero rimasti lì per settimane, forse per mesi. C'era molto lavoro da fare. Lentamente, un passo dopo l'altro, iniziò a dimenticare. Non sarebbe durata, ma era un inizio.


    Dagoth Acra si avvicinò il più possibile alla bocca del vulcano, stringendo gli occhi per la cenere e sudando per il gran calore. Guardò... e sorrise. A terra, c'era l'anello d'argento con il sigillo della Casata Dagoth. Tython aveva sudato così tanto, che gli era scivolato dal dito. Lo raccolse e lo indossò. Toccando il proprio ventre, sentì iniziare una nuova strofa del Canto del Veleno di Morrowind.
     
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  5. Varil

    Varil Galactic Guy

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    Un sogno di Sovngarde



    Entro poche ore, probabilmente sarò morto.
    Io e i miei uomini, tutti nord di Skyrim, ci uniremo presto alle legioni dell'imperatore per attaccare la Città Imperiale. Gli aldmeri sono asserragliati all'interno e le nostre perdite saranno numerose. È una mossa disperata: se non recuperiamo la città, perderemo la guerra.

    Ieri sera ho pregato il potente Talos di darmi la forza e il coraggio nella battaglia a venire. In queste ultime, fredde ore prima che precedono il crepuscolo, mi siedo per scrivere il resoconto di un sogno che ho avuto poco dopo.

    Credo che questo sogno fosse la risposta alle mie preghiere e tramanderò ai miei fratelli la saggezza in esso contenuta, per le battaglie che combatteranno negli anni successivi la mia dipartita.

    Nel sogno, camminavo nella nebbia verso un suono di risate, baldoria e canti nordici. La nebbia si è dissipata ben presto e dinanzi a me ho visto un grande abisso. Oltre il margine ribollivano le acque, ed era talmente profondo che non riuscivo a vedere il fondo.

    Un grande ponte fatto di ossa di balena era l'unica via per superarlo e così mi sono incamminato.

    Dopo appena pochi passi sul ponte, ho incontrato un guerriero, cupo e forte. "Sono Tsun, Maestro delle Prove", mi ha detto con la sua voce tonante che risuonava tra le pareti delle alte montagne che ci circondavano.

    Mi ha fatto cenno di passare. In cuor mio sapevo che mi aveva consentito l'accesso solo perché ero un visitatore. Quando mai arriverà il momento di tornare qui dopo la mia vita mortale, stando alle leggende dovrò sconfiggere questo temibile guerriero in duello.

    Superato il ponte, una grande casa di pietra si ergeva di fronte a me, talmente alta che quasi toccava le nuvole. Usando tutta la mia forza, ho aperto le gigantesche porte di quercia che davano sulla sala dei banchetti, illuminata dalle torce.

    Qui erano riuniti i più grandi eroi nord, tutti che bevevano idromele spillato da grandi fusti e cantavano canzoni di battaglia. Porcellini da latte allo spiedo giravano su un fuoco ardente. All'odore della carne arrostita mi è venuta l'acquolina in bocca e il mio cuore si è allietato al suono dei canti del passato.

    "Vieni avanti!", ha urlato un uomo canuto, seduto su una sedia di legno alta. Sapevo che era Ysgramor, padre di Skyrim e dei nord. Mi sono avvicinato inchinandomi al suo cospetto.

    "Ti trovi a Sovngarde, la sala dei morti onorevoli. Dimmi, cosa desideri da me, figlio del nord?", ha tuonato.

    "Cerco consiglio", ho risposto. "Domani combatteremo una battaglia disperata e il mio cuore è colmo di paura."

    Ysgramor ha alzato il boccale alle sue labbra e ha bevuto fino a svuotarlo. Dopodiché ha ripreso a parlare.

    "Non dimenticartelo mai: un nord è giudicato non per il modo in cui ha vissuto, ma per il modo in cui è morto."

    Quindi ha riposto il suo boccale, alzando il pugno al cielo e levando un ruggito di incoraggiamento. Gli altri eroi si sono alzati e hanno ruggito in risposta.

    Il suono riecheggiava ancora nelle mie orecchie quando mi sono svegliato. Ho radunato i miei uomini, mettendoli al corrente della visione. A quanto pare, le mie parole hanno riempito di coraggio i loro cuori.

    I corni suonano e gli stendardi sono alzati. Il tempo dell'adunata è giunto. Possa Talos concederci la vittoria in questo giorno e, se sarò giudicato degno, possa io posare di nuovo lo sguardo sul quel salone di festa.

    - Skardan Libero Inverno
     
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  6. f5f9

    f5f9 si sta stirando Ex staff

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    bello
    è proprio un peccato che poi sovngarde sia il pezzo più deludente del gioco :emoji_disappointed: (insieme a quello della regina lupo)
    e leggendo questo pezzo il rammarico per quest'altra occasione perduta mi ha rattristato
     
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  7. Varil

    Varil Galactic Guy

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    Dovresti giocare Unslaad (l'ultima versione)
     
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